l' editoriale di Mister Go
Napoli Teatro festival. Un evento di portata internazionale, tra un sacchetto di immondizia e l'altro, di cui la quasi totalità della città non si è proprio resa conto. Teatro tattile? Teatro fossile?Teatro erettile? Qualunque cosa fosse il teatro che veniva fatto non è stata che la mega rappresentazione di quello che è la politica culturale di uno stato moderno e democratico: usare i sodi di tutti, erosi dalla busta paga dell'ultimo netturbino di Napoli e dell'operaio di Brescia, per finanziare uno spettacolo borghese per un pubblico borghese. Il teatro di prosa, l'opera, la musica classica ed adesso anche il jazz sono eternamente finanziati "a perdere" da denaro pubblico allo scopo di divertire "intelligentemente" solo una parte, e minima, di popolazione ben vestita e ben educata. Ne vien fuori quasi sempre una rappresentazione dell'arte criptica e autoreferenziale. Un linguaggio sterile, pretenzioso, presuntuoso e insopportabilmente elitario. Non ho niente contro la necessità di finanziare quelle forme d'arte infruttuose o non commerciabili, ma che allora tutti questi genii della ricerca e della sperimentazione andassero a sperimentare le loro "pippe mentali" anche nelle piazze di Secondigliano o nelle fabbrichette del NordEst. O nei CPT. Ne guadagnerebbe, e sono certo, nel confronto con un pubblico un po più vicino alle vere brutture dell'esistenza, anche il loro "profondissimo" linguaggio. Pistoletto populista il mio? Belli cazzi! E' populismo spacciare per coraggio intellettuale giocare a fare gli "Artisti" con i soldi di chi si arrabbata per arrivare a fine mese ogni giorno. Questi uomini e donne baciati dalle muse rischiassero di loro. O meglio, come diceva il grande Antoni De Curtis: orsù, una sedia e un tovagliolo!
P.S. Interessante anche il dopo festival. Dopo essere stati salassati per lo spettacolo di turno (17 euro) approdi in un posto che si chiama "lanificio" (qualcuno l'ha soprannominato "ladrificio", non so se a ragione) dove ti chiedonoo la tessera dell'arci, o del Mutiny o del Rising. Più l'immancabile contributo. Passi per quella dell'arci, ma che c'azzecca la tessera di due locali privati per accedere ad un posto dove tra l'altro non si fa che ascoltare musica e bere drink, sempre a pagamento? E vogliamo parlare del fiore all'occhiello di Bassolino? Il museo Madre? Anche li c'è il dopo festival. Dieci euro per entrare ed avere una consumazione. Ventimila lire per un wyskettino. Alla faccia del popolare. Però ti danno anche il biglietto del museo. Quest'inverno ogni giovedì un famoso DJ napoletano era incaricato di dare esclusive festicciuole all'interno del museo: tra un Kounellis e un Paladino ti potevi sorseggiare il tuo bravo Martini. Molto glamour. Con annesso sbigliettamento. Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che come museo non si sbiglietta un cacchio e che se non fosse per le festicciuole 'sto posto sarebbe frequentato solo dai custodi? Provare per credere.

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