mistergo

l' editoriale di Mister Go

lunedì, 23 giugno 2008
Soldi di tutti per l'intrattenimento di pochi

Napoli Teatro festival. Un evento di portata internazionale, tra un sacchetto di immondizia e l'altro, di cui la quasi totalità della città non si è proprio resa conto. Teatro tattile? Teatro fossile?Teatro erettile? Qualunque cosa fosse il teatro che veniva fatto non è stata che la mega rappresentazione di quello che è la politica culturale di uno stato moderno e democratico: usare i sodi di tutti, erosi dalla busta paga dell'ultimo netturbino di Napoli e dell'operaio di Brescia, per finanziare uno spettacolo borghese per un pubblico borghese. Il teatro di prosa, l'opera, la musica classica ed adesso anche il jazz sono eternamente finanziati "a perdere" da denaro pubblico allo scopo di divertire "intelligentemente" solo una parte, e minima, di popolazione ben vestita e ben educata. Ne vien fuori quasi sempre una rappresentazione dell'arte criptica e autoreferenziale. Un linguaggio sterile, pretenzioso, presuntuoso e insopportabilmente elitario. Non ho niente contro la necessità di finanziare quelle forme d'arte infruttuose o non commerciabili, ma che allora tutti questi genii della ricerca e della sperimentazione andassero a sperimentare le loro "pippe mentali" anche nelle piazze di Secondigliano o nelle fabbrichette del NordEst. O nei CPT. Ne guadagnerebbe, e sono certo, nel confronto con un pubblico un po più vicino alle vere brutture dell'esistenza, anche il loro "profondissimo" linguaggio. Pistoletto populista il mio? Belli cazzi! E' populismo spacciare per coraggio intellettuale giocare a fare gli "Artisti" con i soldi di chi si arrabbata per arrivare a fine mese ogni giorno. Questi uomini e donne baciati dalle muse rischiassero di loro. O meglio, come diceva il grande Antoni De Curtis: orsù, una sedia e un tovagliolo!

P.S. Interessante anche il dopo festival. Dopo essere stati salassati per lo spettacolo di turno (17 euro) approdi in un posto che si chiama "lanificio" (qualcuno l'ha soprannominato "ladrificio", non so se a ragione) dove ti chiedonoo la tessera dell'arci, o del Mutiny o del Rising. Più l'immancabile contributo. Passi per quella dell'arci, ma che c'azzecca la tessera di due locali privati per accedere ad un posto dove tra l'altro non si fa che ascoltare musica e bere drink, sempre a pagamento? E vogliamo parlare del fiore all'occhiello di Bassolino? Il museo Madre? Anche li c'è il dopo festival. Dieci euro per entrare ed avere una consumazione. Ventimila lire per un wyskettino. Alla faccia del popolare. Però ti danno anche il biglietto del museo. Quest'inverno ogni giovedì un famoso DJ napoletano era incaricato di dare esclusive festicciuole all'interno del museo: tra un Kounellis e un Paladino ti potevi sorseggiare il tuo bravo Martini. Molto glamour. Con annesso sbigliettamento. Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che come museo non si sbiglietta un cacchio e che se non fosse per le festicciuole 'sto posto sarebbe frequentato solo dai custodi? Provare per credere.

Postato da: mistergo a 18:37 | link | commenti (4) |


Commenti
#1   25 Giugno 2008 - 15:34
 
Esimio maestro,
da tanto non leggevo vostri commenti..anche perchè a me 'sti blog restano un po' pesanti...
Ma non posso non complimentarmi. Siete come sempre acuto nello svergognare quella che ci vogliono vendere per arte o cultura o peggio controcultura.
Pare che fuori dallo showbiz non esista nulla e che persino i fidati collaboratori kulturali di inserti come Alias facciano a gara per essere così addetti ai lavori, acclamando sottigliezze invisibili tanto da non dire un cazzo nemmeno nella recensione di un disco o un film. Il problema non è purtroppo solo che gli addetti alla Kultura hanno tutti il cartoncino del prezzo, ma sta negli occhi/orecchie di guarda/ascolta e nella capacità di elaborare concetti, chè non si trova più.
Ossequi.
Vi verremo ad ascoltare a VillAda, come da tanti anni.
utente anonimo

#2   25 Giugno 2008 - 18:00
 
Caro Daniele
ho letto questo tuo commento e un po' mi ci sono arrabbiata. Sono direttamente coinvolta in quanto faccio parte anche io dei finanziati "a perdere"per "uno spettacolo borghese per un pubblico borghese". Poi però, siccome la testa non serve solo per spartire le orecchie, ci ho pensato, e voglio rispondere quello che penso.
Qui il problema è ampio e non nuovo: ma qui si parla di spettacolo o di cultura?
Se si parla di spettacolo, (che è poi l'unica cosa che i politici capiscono), allora ci volgliono le mega produzioni, le novanta persone in scena del Festival del teatro, i trecentocinquanta orchestrali a Piazza del plebiscito diretti da Zubin Metha, i concertoni gratis. Tutte cose molto visibili, si, e dopo tutto resta uguale. E fin qui in fondo sono d'accordo con te. Ma se si parla di cultura però il discorso cambia, perchè la cultura si fa con le idee e certe volte le idee sono piccole, non si vedono tanto, ma sono contagiose e magari da una idea tua poi viene una idea anche a me e poi a un altro. E se anche poi si finisce solo per divertire un pubblico ristretto, benvestito e bene educato, siamo sicuri che ne possiamo/vogliamo fare a meno? Siamo sicuri che senza qualcuno che si occupi di fare cultura poi staremmo tutti meglio, compreso il netturbino a Napoli e l'operaio a Brescia?E anche in questa città ci sono persone che per fare cultura poi ci rischiano del loro, o che comunque ci credono veramente, e sono sicura che ne conosci anche tu.
Sono solo sogni e belle parole? Io i mei sogni me li voglio tenere stretti, perchè il cinismo mi fa venire la depressione e con la depressione si ferma tutto, sopratutto le idee.
Chiara
utente anonimo

#3   26 Giugno 2008 - 17:38
 
io credo che daniele abbia sottolineato una sacrosanta verità, di cui tutti oggi se ne fottono: il fatto che le "politiche culturali", parola bruttissima, vengano spesso fatte a cazzo.
Quindi va a finire sempre con le solite due alternative: o diamo gigi d'alessio in pasto al popolino osannante oppure diamo la musica dodecafonica a quattro vecchi intellettuali diventati fascistoidi (il riferimento a De Simone e ad un'intervista che vidi sulla rai è voluto). Entrambe finanziate con soldi pubblici buttati nel cesso.

Io questa distinzione tra cultura e spettacolo proprio non la capisco. Che cos'è questa benedetta cultura? Vuol dire acculturare il popolo? E allora chi lo decide cosa è elevato e cosa di basso livello? Lo decidono persone nominate dai politici che quando va bene invitano chi gli sta simpatico, e quando va male invitano gli amici e gli amici degli amici.
Tempo fa ho letto un'intervista di enzo gragnaniello che dopo aver criticato bassolino e la iervolino non è stato invitato per gli spettacoli organizzati durante il periodo natalizio (non so essere più preciso perchè non mi ricordo bene i particolari dell'intervista). Questo la dice lunga sui criteri di scelta degli artisti.
Quindi la cultura e la passione qui c'entrano poco, c'entrano molto di più i soldi e la politica, nonostante persone che lo fanno con passione e serietà come te, Chiara.
Sasà
utente anonimo

#4   26 Giugno 2008 - 18:20
 
ahahhahahahhahah.... facit a cultur....ahahahhahahahhahaha

" la cultura si fa con le idee e certe volte le idee sono piccole"...

ve vogl bene... ca a gente se puzz e famm... a cultur le piccole idee...

e "finanziament ristrett" oggi come oggi, se non dati alla povera gente lasciano un po' l'amaro in bocca...

Allora invece apprezzo chi si mette in gioco e rischia con la propria faccia di portare certe cose (a cultur, le piccole idee) in zone represse come possono essere Ponticelli... Allora si, se vieni accettato da quel pubblico, nulla da dire... E non parlo per forza di Chiara, che magari la cultura in posti come la 167 a Secondigliano l'avrà anche portata... Ma il panorama generale quello è: finanziamenti-artistidilavoro.... commercianti.
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