mistergo

l' editoriale di Mister Go

mercoledì, 30 aprile 2008
Grande Manuel Scorza

EPISTOLA A LOS POETAS QUE VENDRAN



Tal vez mañana los poetas pregunten

por qué no celebramos la gracia de las muchachas;

quizá mañana los poetas pregunten

por qué nuestros poemas

eran largas avenidas por donde venía la ardiente cólera.



Yo respondo: por todas partes se oía llanto,

por todas partes nos cercaba un muro de olas negras.

Iba a ser la poesía

una solitaria columna de rocio?



Tenía que ser un relampago perpetuo.



Yo os digo:

mientras alguien padezca,

la rosa no podrá ser bella;

mientras alguien mire el pan con envidia,

el trigo no podra dormir;

mientras los mendigos lloren de frio en la noche,

mi corazón no sonreirá.



Matad la tristeza, poetas.

Matemos a la tristeza con un palo.

Hay cosas mas altas

que llorar el amor de tardes perdidas:

el rumor de un pueblo que despierta,

eso es mas bello que el rocío.

El metal resplandeciente de su cólera,

eso es mas bello que la luna.

Un hombre verdaderamente libre,

eso es mas bello que el diamante.



Porque el hombre ha despertado,

y el fuego ha huido de su carcel de ceniza

para quemar el mundo donde estuvo la tristeza

EPISTOLA AI POETI CHE VERRANO

Forse un domani i poeti chiederanno
Perché non celebrammo la grazia delle fanciulle;
chissà domani ci domanderanno
perché le nostre poesie
erano lunghi viali da dove ardendo la collera giungeva.

Io rispondo: da tutte le parti si udiva il pianto,
da tutte le parti ci assediava una muraglia di onde nere.
Doveva essere la poesia
solitaria colonna di rugiada?

Un bagliore perpetuo doveva essere.

E a voi ora dico:
finché qualcuno soffra,
la rosa non potrà essere rosa;
finché qualcuno guardi il pane con invidia,
il frumento non potrà dormire;
finché i mendicanti piangano di freddo la notte,
il mio sorriso non rincuorerà.

Poeti, uccidete la tristezza.
A legnate uccidiamo la tristezza.
Vi sono cose più grandi
che piangere l’amore di notti perduti:
il rumore di un popolo che si sveglia,
quello è più bello di tutte le rugiade.
Il metallo splendente della collera,
quello è più bello di tutte le lune.
Se è libero - se è veramente libero -
l'uomo è più bello del diamante.

Perchè è uscito dal suo sonno grande
l'uomo - e dal suo carcere di cenere
è fuggito, ma per bruciare il mondo
in cui abitava
impoetica era la tristezza
Uccidiamola, poeti!

Manuel Scorza

Postato da: mistergo a 19:19 | link | commenti (11) |

lunedì, 28 aprile 2008
E una altra su "Suonarne uno"

"Siamo andati trent'anni indietro"
di Giorgio Maimone

Non le manda a dire Daniele Sepe. Se le cerca. Critiche e pareri negativi. Ma si attira anche tanti pareri positivi. La più parte. Per il coraggio, per l'onestà intellettuale, per la voglia di riportare di attualità il famigerato "dibbbattito". Sono tesi su su cui si può non essere d'accordo. Ma ci si confronta. E dal confronto, più che dal letame, nascono i fiori. E allora andiamo con questa "Sintonia" sul '77!



Da dove partiamo?

Partiamo da quello che vuole raccontare. E’ un disco a cui stavo pensando da anni. In realtà la realizzazione poi è stata proprio veloce e fatta direttamente in studio, non c’è stato lavoro di post produzione da fare. Ho passato invece anni a discutere con tutti quelli che in quella stagione, chi da una parte, chi dall’altra ci stava. Dai miei amici celerini, ai miei amici fasci, fino ad arrivare a quelli ceh hanno rpaticatgo la lotta armata e si sono fatti 30 anni di carcere.

Alcuni più amici e altri meno …

Ma, guarda, poi certe sitiuazioni sono strane ...

La stagione, per intenderci è il ’77 e dintorni

Si. Guarda, fondamentalmente a me interessava far pensare a chi oggi c’ha vent’anni e vuole fare politica che la questione della non violenza nella pratica politica è un assunto che bisogna esserre pronti ad accettare acriticamente. Io leggo ella storia del movimento operaio in primo luogo, ma poi in genere in tutto quello che ha portato a grossi rivolgimenti, dalla rivoluzione francese fino a oggi, un fatto inequivocabile: è che la storia non si cambia coi referendum. Si cambia con sudore e lacrime e anche sangue. Per cui dopo Genova dove ho visto massacrare la gente, ho pensato che quello che noi dicevamo e facevamo negli anni ’70 non è tanto ‘na strunzata. La demonizzazione di tutto quel movimento, non sto parlando delle Brigate Rosse o di Prima Linea, io sto parlando del movimento, la criminalizzazione del movimento, come ha ammesso di recente lo stesso Cossiga, all’epoca ministro degli interni. La criminalizzazione del movimento serviva ad aprire la strada alla socialdemocrazia che è il mondo nel quale viviamo. Il confitto di classe viene Negato, se Sanguineti dice una cosa che a me pare scontata, tutti gli vanno adosso.

Cosa bellissima quella di Sanguineti sull'odio di classe: "Bisogna restaurare l'odio di classe. I potenti odiano i proletari, i proletari devono fare altrettanto".

Tutto quello che può dare fastidio alla pace sociale viene immediatamente criminalizzato. Dal ragazzo che incendia la bandiera israeliana al ragazzo che rompe una vetrina.

Tutto viene sterilizzato

Sterilizzato di qualunque opportunità di dar fastidio! Io non penso che i precari di oggi, i Co co co o i co co pro possano sperare di avere dei vantaggi sperando che il sindacato gli strappi qualcosa. Per cui magari in qualche maniera, io non dico di farlo, ma almeno di riappropriarsi della possibilità di fare Buh! Davanti al padrone.

Comunque almeno rimettersi nell’ottica secondo cui “ribellarsi è giusto” come dici tu.

Eh sì. Voglio dire, oggi dire delle cose che trent’anni fa ci sembravano scontate è un atto rivoluzionario. Il che vuol dire che siamo andati trent’anni indietro. Anche il libretto del mio disco serve a fare capire la distanza tra allora ed adesso, ad esempio facendo capire quello che era la satira allora e quello che è la censura oggi. Quella foto di Papa Woityla sta là a dire guardate che se oggi Crozza fa l’imitazione di Ratzinger passa un guaio. Noi trent’anni fa facevamo cose ben più marcate e alla fin fine non era così grave.

Dal punto di vista musicale. È siglato come Rote jazz Fraktion, ma in realtà è un disco rock?

Ma di jazz non ce n’è proprio niente! Giusto la tammurriata dedicata a Napoli Centrale e forse il pezzo Bianco e nero che rifà un po’ un jazz anni ’70 di maniera, quello di Senza Rete, dell’Orchestra Trovajoli, per intenderci. Però sicuramente è il disco più rock che abbia mai fatto. E non mi dispiace. Però, d’altronde, avendo messo insieme una serie d personaggi che in quegli anni stavano nel movimento, a diverso titolo, da Lino Vairetti degli Osanna, a Mario Insenga dei Blu Staff, alla fine salta fuori l’anima rockettara di quelli che andavano a comprare il disco dei Led Zeppelin e se lo mettevano su fumando gli spinelli 5 o 6 in fila.

Un bel disco solido

D’altro canto è anche il suono di quella generazione. Io penso che se uno dovesse fare un disco su quello che è successo negli ultimi anni ’90 il suono dovrebbe essere quello del ragamaffin o del drum & bass. Non è voluto il suono che ho scelto. Non è un’operazione nostalgica-filologica

Ma è venuto quasi naturale lavorando.

Sì, come quando mi capita che se chiamo Marcello Colasurdo mi esce una tammurriata piuttosto che un jazz-valse

Invece la trama, la storia che racconti … perché non è senz’altro una raccolta di canzoni questa. È più che altro una sceneggiata …

Ma guarda, ti devo dire la verità. Lo studio nel quale noi abbiamo registrato è anche una scuola di musica e effettivamente questi ragazzi venivano ad assistere. Io quando lavoro non sono uno che si chiude dentro. No, anzi è nu casino pazzesco. C’erano questi ragazzi che andavano e venivano sentivano i testi ed erano molto incuriositi ,perché in effetti quello è un periodo abbastanza cancellato. Del sessantotto si può anche parlare e degli hippy si parla, ma di quel periodo hanno impressioni abbastanza frammentarie, per cui si sono molto incuriositi. Molti di loro hanno partecipato ai cori. E poi, sentendo il disco, hanno deciso di provare a farne un musical. Sono ragazzi di 18/19 anni. Per me è un grandissimo risultato ed effettivamente il disco è venuto fuori così come se fosse una storia per una ragione molto semplice: siamo entrati in studio senza aver niente. Erano anni che ci pensavo, ma appena mi mettevo a lavorare a un brano o a scrivere un testo veniva fuori una cosa “piagnucolente” e basta. Per cui, ho detto, prendiamo la sala quel giorno, ci troviamo lì. Non avevamo un testo, non avevamo un pezzo, abbiamo fatto proprio un’assemblea come si faceva una volta e piano piano sono venuti i pezzi. C’era Dario Iacobelli che stava lì per dare una forma ai testi, che venivano fatti da tutti noi: a chi veniva una parola, a chi una frase, a chi una strofa ...

Un lavoro collettivo

Un lavoro collettivo che ha avuto uno sviluppo in sette giorni. Così è facile che il prodotto assuma una forma consequenziale.

Tutto in sette giorni? E gli inserti radio etc?

No, quelli li ho fatti a parte, ma non erano compilicati. Io avevo bisogno di mettere in condizione uno della nostra età di ricordare quello che c’era intorno: la musica, i telegiornali, i radiogiornali. Ma soprattutto la musica. Che se uno sente Pino Daniele che canta U padrone, che sta nel primo disco di Pino si ricorda del Pino che era

Che era un'altra cosa

Se uno sente Gianfranco Manfredi, come ti devo dire? Rientra subito nel clima! E un ragazzo di vent’anni capisce qual era l’ambiente culturale, che è un po’ una parola che non vuol dire niente, Insomma quello che si sentiva, l‘aria che si respirava. E in realtà è anche un omaggio a quello che sono state le radio libere che per noi hanno voluto dire molto.

Clima di ’77 che ritorna e Scalzone che rientra in Italia …

Per me è stato un segno di buon augurio, questo. Io lo conosco bene. La famiglia è di Mondragone. Era amico di mio padre. C’è un altro problema abbastanza importante: il discorso sulla violenza oggi è esasperato, perché anche Gesù Cristo quando entrò nel tempio e ci trovò i mercanti … ha trovato McDonald’s nel tempio! E allora anche lui è diventato un black bloc. Ha preso una spranga e ha spaccato tutto: le vetrine, le bancarelle dei mercanti. Questo per dire come anche la religione cristiana prevedesse la ribellione. Il discorso però è questo: noi a distanza di 30 anni dal ’77 non abbiamo ancora avuto un’amnistia per i reati politici di quel tempo. Dopo la seconda guerra mondiale, con tutti i suoi morti a migliaia e 30 anni di fascismo, Togliatti ci mise solo tre anni per promulgare l’amnistia. E noi niente, a distanza di 30 anni, per un fenomeno che poi alla fin fine è stato abbastanza marginale: è vero hanno rapito il presidente della Dc ma non dimentichiamo quello che succedeva in quegli anni in Spagna o in Inghilterra. Il disco voleva servire anche a questo.

Infatti ascoltandolo mi è montata la voglia di iniziare a polemizzare di nuovo, a parlare, a discutere. Anche per dividersi

E meno male! Lavorando al disco, perché ho inciso tanti dischi politici, ma questo è il disco più politicamente utile che ho fatto, discutevo con la gente. Ad esempio della manifestazione di Milano in corso Buenos Aires contro il corteo dei fascisti. Erano provocatori quei ragazzi? Irresponsabili, forse. Ma un ragazzo di 18 anni quello deve fare! Rompere il cazzo in qualche maniera. E fare l’antifascista. Anche i Partigiani sapevano che poi ci sarebbero state rappresaglie contro i civili, però dovevano farlo. Un ragazzino può anche rompere la vetrina del McDonald’s, che poi non è nulla perché è una vetrina ed è pure assicurata. Cosa saranno? 300 -500 euro?

Come è stato accolto “Suonarne 1 x educarne 100”? Sia dalla critica che sul versante delle vendite

Va benissimo. Quelli del Manifesto hanno fatto una prima stampa di 8mila copie, l’album è uscito il 22 dicembre ed è già esaurito da una ventina di giorni, tanto che l’hanno ristampato. Da questo punto va benissimo. Dal punto di vista mio leggere sul Venerdì di Repubblica la recensione, sai quelle telefgrafiche … e trovarci scritto che il disco è bello, ma fa accapponare la pelle è una grossa soddisfazione. E’ la reazione giusta. Così come mi ha fatto piacer eleggere una lettera su carta di un signore che mi ha scritto dicendo: “Finalmente non ne potevo più di questo buonismo di facciata Ci voleva Daniele Sepe per tirare fuori questa discussione”. In realtà qualcosa si muove. Io non è che sono Vasco rossi! Si muove all’interno di una cerchia circoscritta. Ho anche reazioni negative di compagni che dicono che ho esagerato. E anche reazioni negative da molti compagni che al tempo si sono fatti tutta la trafila della clandestinità o trent’anni di carcere: ovviamente l’ultimo pezzo, Bianco e nero, a loro non piace e non poteva piacere.

Hai fatto parlare e questo è una cosa sempre positiva. Rimettere in circuito le idee. Per quanto la tua attività “ufficiale” ho visto che vai al festival del jazz di Chiasso. Non porti questo spettacolo? (ndr – Chiasso nel frattempo c’è già stato)

No. Questo è complicato e complesso da portare in giro. Certe voci sono necessarie. Se canto io il bluesettone “Guzzi Falcone” fa schifo! La mia non è una voce blues come quella di Mario. Già il blues in italiano è pericoloso, se poi non la canti con una certa convinzione fa schifo. Lino Vairetti è importante perché c’ha una voce molto personale . Posso portare in giro i pezzi che canto io e quelli che canta Auli. Ma spero veramente che vada in porto la storia del musical coi ragazzi. Che rappresenterebbe come un passaggio di consegne. Tra l’altro abbiamo già la produzione di un teatro qui a Napoli e quindi sembra realistico pensarlo. Preferisco portare questo spettacolo in forma di musical che poi è la sua giusta dimensione.

A Chiasso cosa porti?

A Chiasso porterò … non lo so! In generale non faccio scalette. Mi regolerò a seconda del tipo di pubblico. Se vedo che siamo un po’ ingessati in un teatro insomma farò più musica da ascolto. Ma se vedo che ci stanno tanti ragazzi e si possono muovere darò spazio ad altre cose.

Hai un gruppo che ti segue molto?

La base del gruppo Auli Kokko, Piero De Asmundis, Franco Giacoia sono con me da 40 anni! Quindi puoi immaginare che abbiamo un repertorio di centinaia di pezzi. Io posso permettermi di lanciare una frase e fortunatamente loro, che c’hanno la mia stessa età, mi seguono subito Ho un gruppo con cui suono da anni e ci capiamo al volo. Se io faccio tre note, che so, di Bitches Brew loro mi vengono appresso subito.

La stessa età che è?

46 mo’. Ma dopo gli anta siamo tutti Uguali.

A Milano niente? Non ti capire di venire?

Si dovremmo venire, ma non è confermata la data, al Blueshouse. Mò te la faccio io una domanda: ma a te ti è piaciuto il disco?

Molto. Più parlando di musica che politicamente.

Ma quello è il vantaggio! E’ fatto apposta.

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'Na recenzione fiume di Kronomakia

Potrebbero scriverglielo sul frontespizio dei dischi: "non mi prenderete mai vivo!". Daniele Sepe è difficile da inquadrare, ancora di più da etichettare o da definire. Fa musica a 375° e il riferimento non è solo alla temperatura che può evocare, ma anche ai giri che compie, così intricati che ci si ritrova a passare dal via (senza nemmeno prendere le 20 mila lire del Monopoli). "Jurnateri" era un disco di musica popolare internazionale, "Anime candide" uno sporco disco di rock, "Sturiellet" aveva parentele con la classica, "La banda dei pezzenti" sapeva di jazz e "Suonarne 1 x edicarne 100" era rock blues. E Kromantica? E' cantato in latino e si occupa di musica antica, medioevale, con due vistose (e gaudiose) eccezioni. Eppure è un disco meraviglioso!

Scrive Daniele nella presentazione al disco (e teniamo a mente che le presentazioni di Daniele Sepe sono un valore aggiunto per i suoi cd): "E quindi, senza farvela lunga, dopo aver tanto seguito questa musica, ho avuto la foruna di incontrare sul mio cammino questi bei tipi dei Micrologus. E, tra parentesi, scopriamo di avere in comunque anche una militanza "pienamente" sinistrorsa. E allora via con questo progetto "Kronomakia" - la battaglia dei tempo, titolo suggerito da Stefano Valanzuolo per un mitico concerto nel chiostro di San Francesco Sorrento". E prima spiega: "è come ritrovarsi in trattoria con un dinosauro seduto al fianco". E' l'esatta sensazione che il disco fa. Prende musiche remote e le intinge in un bagno di presente. Il risultato è spiazzante. E straordinario.

D'altra parte un disco simile non si può che amarlo alla follia o rigettarlo totalmente: ho scelto la strada dell'amore incondizionato, ma brani come "La Manfredina" non potevano che portarmi su questa strada. Una danza italiana della fine del XIV secolo, conservata in un manoscritto a Londra, in due sezioni, dove la stessa melodia è eseguita prima lentamente in tre tempi e poi, nella rotta, precipitosamente in due. Sono 7'24" la prima parte e 1'54" la seconda, ma si tratta di pura passione.

Cerchiamo di spiegare l'insieme del lavoro, utilizzando la presentazione di Stefano Valanzuolo: "Che la Storia si possa definire una guerra illustre contro il tempo, una sorta di “Kronomakia” insomma, lo diceva già qualcuno nell’Ottocento e con maggiore autorevolezza di noi. La Storia tutta, compresa quella della musica, così legata nel suo evolversi a meccanismi di azione e reazione più o meno occulti; così lineare all’apparenza e, invece, fitta di intrecci imperscrutabili a proposito dei quali, oggi, si parlerebbe di fusion con assoluta nonchalance. Andando a ritroso nel tempo, si scoprono nel Medioevo, specie in quel periodo compreso tra il fatidico anno Mille ed il secolo XIV, i segni di una vivacità ancora più ribollente e composita. La contaminazione, di cui troppo si discute oggi in musica e non solo, ha dunque radici antiche".

E allora Sepe i Micrologus, danno alla luce oggi un album inciso nel 2006, prodotto nel 2007 e che ospita musiche che vanno dal canto gregoriano, ai Carmina Burana, alla musica dei troubadors e dei menestrelli, fino a quella dei clerici vaganti e dei gogliardi (gli attuali "studenti fuori sede"? O quelli dell'Erasmus?), per arrivare a Carlo Orff, alle Cantigas spagnola ed al loro legame stretto con la tradizione arabo-andalusa. Come dice ancora Sepe: "Insomma Wagner non sarebbe esistito senza l'apporto di illustri anonimi musicisti di ascendenza mediorientale. Il mischiarsi delle razze e delle culture porta sempre l'umanità un passo avanti". Da sottoscrivere.

I passi in avanti qui sono tanti e così ampi e ben distesi che ci si può permettere senza offendere né scandalizzare nessuno di chiudere con due brani come "Vivimus" che il libretto del disco descrive così: "canzone da ballare fortuitamente trovata tra i manoscritti della Biblioteca dei Travoltini in Napoli, durante la lavorazione di questo cd. Sembra questa danza era uso eseguirla in coppie il sabato notte, con delle figure coreutiche in cui mani e piedi si dimenavano furiosamente. Oscure le origini dell'autore, probabilmente uno pseudonimo, Biggissio da Novajorka". Se non l'avete ancora capito si tratta di "Stayin' alive" dei Bee Gees da "La febbre del sabato sera". Un colpo di teatro.

Bissato subito sotto, in chiusura del disco, da una maestosa "Norwagiae Lignum" (qui è più facile: si tratta di "Norwegian Wood" dei Beatles). "Alcuni studiosi sostengono che sia alla base della forma-canzone contemporanea e che abbia ispirato un famoso brano di un importante gruppo Britannico". E siamo dentro a "Non ci resta che piangere" nel momento in cui Massimo Troisi re-inventa "Yesterday", dello stesso gruppo britannico, per far colpo su una damigella. I Beatles reinventati in latino ci offrono 6'29" di musica suonata dagli angeli. Imperdibile

Ma se i colpi di teatro finiscono qua, non finisce la buona musica: "Madre de deus", la Cantigas de Santa Maria del XIII secolo è canzone di bellezza cristallina e da brivido è anche il "Gran miragre" (Que poral non devesse om' C 295), altra Cantigas del XIII secolo. Ancora più importanti sono le due versioni di "Vite perdite", la prima tradizionale, di 2'19" e la seconda, molto Daniele-Sepe-style, di 6'29", luciferina, ibridata di rock blues, di teatralità sporca e di inventiva. Con un testo che è tratto da Tacito, "Vita di Agricola", ma suona clamorosamente contemporaneo, detto prima in italiano e poi recitato-cantato in latino: "Predatori del mondo intero /adesso che mancano terre / alla vostra sete / di totale devastazione / andate a frugare anche il mare / avidi se il nemico è ricco / arroganti se è povero / gente che né l'Oriente / né l'Occidente possono saziare / solo voi / bramate possedere / conpari smania / ricchezza e miseria / Rubano, massacrano, rapinano / e con falos nome / lo chiamano impero / Rubano, massacrano, rapinano / e con falso nome / lo chiamano nuovo ordine / infine / dove fanno il deserto dicono / che è la pace". Una pace terrificante.

Comunque, perché tacere della prima "Suite Galiziana" scandita dalla gaita (la cornamusa asturiana), dalle percussioni e dalle voci femminili? Una delizia. O che dire della "Tempus transit Gelidum" tratto da Carmina Burana e arricchito di un accompagnameno di flauto doppio, oud, chitarrino, salterio, nickelarpa e viella? E il vantaggio, ascoltando i dischi di Daniele (e leggendo quello che lui stesso riporta o andandosi a informare, si ha persino la sensazione di sentirsi più intelligenti! Pure l'effetto catartico dobbiamo mettere in conto!

Per finire, sono 65'34"di musica continuata, come nelle migliori tradizione di Daniele Sepe che ama infarcire i propri dischi come zeppole di San Giuseppe. Cantata in latino e di derivazione o deriva sacra. Du maroni acsé? No, niente affatto. Aria pulita, cieli limpidi, musica cristallina. Chi ha amato il folk revival inglese non può che ritrovare qui semi analoghi, ibridati con una sensibilità dell'oggi cherende tutte queste musiche patrimonio vivo e non ascolto museale. E non servono solo i Bee Gees e i Beatles del finale per ricordarcelo. Chapeau! Anzi: sciapò!

Postato da: mistergo a 01:15 | link | commenti |

Giusto pe' scrivere 'na cosa vi mollo 'na vecchia intervista

BiELLE INTERVISTE

Daniele Sepe: la lunga rincorsa
di Giorgio Maimone
L'intervista a Daniele Sepe è stato frutto di una lunga rincorsa. C'era sempre qualcosa che si frapponeva, rendeva difficile la telefonata, qualche accidente che si metteva di traverso. Eppure l'accordo per l'intervista via mail lo avevamo raggiunto da tempo. L'unica volta che ce l'avevo fatta a chiamare ... mannaggia! Sepe era in Ungheria. E così, di rinvio in rinvio, la lista delle domande da porgli si andava allungando sempre più, fino ad aver superato le due facciate protocollo di soli appunti. Ne sarebbe scaturita, quando fosse scaturita, un'intervista di due mesi e 15 giorni, consultabile solo su un cosmodromo marziano. Ho accartocciato con dispiacere il foglio di appunti e solo allora, per una delle strane pieghe del caso, sono riuscito a parlare con Daniele. Ed è stato un piacere. Non serve nemmeno il cosmodromo. Basta un qualsiasi browser internet.

Allora Daniele, in primo luogo come stai?
“Bene grazie! Non c’è male, si combatte. Anche se di questi tempi c’è poco da stare allegri.

La prima domanda è cosa ti riserva l’immediato futuro: da qui a fine anno.
Ma guarda, oltre i concerti soliti che ci capita di fare, tra feste del vino e feste dell’Unità, ci sta il concerto il 14 settembre al Conservatorio di Torino che è un progetto che abbiamo avviato assieme a Micrologus, uno dei gruppi di punta in Europa sulla musica medioevale. Io li conoscevo già e visto che abbiamo fatto un po’ di lavoro sulla musica medievale anche nei dischi nostri, abbiamo elaborato assieme un progetto che si chiama “Cronomachia” in cui rileggiamo musica medievale in maniera filologica loro e in maniera un po’ “elettrica” noi. E' una cosa interessante e vorremo cercare tra l’altro di fare un disco da questa iniziativa. Vediamo un poco cosa succederà. Poi c’è un film di cui abbiamo fatto le musiche che è “Il resto di niente” di De Lillo che sta a Venezia e verrà proiettato l’11settembre. E anche lì stiamo a vedere che accadrà. Dopo di che a novembre dovrebbe uscire un nuovo disco anche questo per il Manifesto, quindi ci dovremo mettere a registrare.

Ma quanti dischi fai? (Ridiamo)
Ma non lo so. Quando abbiamo qualcosa da dire registriamo. Anche perché alla fin fine non penso che stiamo nella logica commerciale di fare un disco all’anno perché così si fa. D’altronde non ci interessa nemmeno poi tanto vendere queste cifre di dischi per cui se fai più di un disco l’anno poi danneggi le vendite del disco precedente. Alla fin fine non credo che abbiamo dischi che poi hanno il problema di sopravvivere un anno o due…

Anche perché durano e vendono nel tempo
Fortunatamente sì. "Lavorare stanca" ha fatto più copie dopo che è stato ristampato che nella prima stampa.

Qual è il disco che ha venduto di più tra i tuoi?
Io penso "Viaggi fuori dai paraggi" e "Vite perdite". Viaggi continua a vendere un fottio. Non ti so dire esattamente quanto perché le ristampe sono state tantissime, però penso che attorno ai 50000 ci siamo arrivati. Vite perdite più o meno stiamo sempre là. Però ci sono anche dischi che vendono 2000 copie come appunto i famosi Truff.

Che però è una delizia… il fatto che sia uscito il volume due lascia presupporre che ci sarà un volume tre?
Mah, non so, speriamo. Quella è una raccolta di cose strumentali che faccio e qualche volta capita che io li metta in un disco diverso. In "Anime candide" per esempio ci sono cose che potevano far parte di "Truffe". Pero penso che non sia un disco adatto per il Manifesto. Lì c’è un pubblico che vuole un altro tipo di cose.

Senti, vedo che tutti sono in difficoltà a definire che tipo di musica fai. Anche negli scaffali dei negozi di dischi stai sempre in posti diversi
Sì, succede anche dal vivo: sbagliano e ci fanno fare questi festival di world music dove non ci azzecchiamo nulla. Dovremmo stare nei festival jazz che invece ci snobbano alla grande

L’anima folk c’e ma non è la parte preponderante del tuo lavoro
Mah, non lo so dove dovrebbero mettermi: i "Truff" dovrebbero stare nello scaffale della musica classica, un disco come "L’uscita dei gladiatori" potrebbe stare nel jazz, ma gli altri non saprei dove metterli. Francamente non riesco a capire perché uno che fa musica dovrebbe fare sempre la stessa musica

Con te non credo che ci sia questo rischio... A proposito, che ne dici del paragone con Zappa? È un paragone che ci sta, no?
Mah, io penso di no purtroppo perché non sono Zappa, non ho le sue capacità

Però un certo tipo di approccio, di disincanto, ironia, voglia di scoprire?
Credo che ci siano dei riferimenti comuni, perché se ascolti certe cose, è un po’ come quello che mangi, no? E quindi penso che lui era appassionato di cose che piacciono anche a me, tipo Mingus, che si sente moltissimo nel suo tipo di arrangiamento, soprattutto dei fiati e anche nel modo in cui affronta i testi e le suites musicali. Poi ci sono i riferimenti a un certo tipo di musica classica contemporanea che sono comuni. E' un po’ come quando all’inizio suonavo il sax soprano e mi affiancavano a Barbieri o a Garbarek come sassofonista, ma penso che sia perché tutti noi ci siamo sentiti molto Sonny Rollins.

Le radici sono comuni…
Sì, ma poi il resto purtroppo no, loro sono più bravi. Mi farebbe tantissimo piacere essere come loro, ma non è così, purtroppo.

Daniele, tu sei forse l’unica persona che riempie i cd. Tu fai dei cd come "Anime candide" sui 60 minuti e Sturiellett è 70 minuti addirittura
Mah, questo non so se è un fattto buono, perché non so se tutti abbiano il tempo di stare davanti all’impianto a sentirsi il disco per 70 minuti.

Però è generosità da parte del musicista che te li offre...
Non lo so, guarda, io purtroppo non faccio una censura su quello che faccio, e questo forse non è buono, nel senso che poi se li censurano gli altri non ascoltando quello che non gli piace. Però in realtà forse non è corretto fare una cosa di questo genere, bisognerebbe intervenire a priori

Ossia dici che dovresti fare più selezione?
il problema è che quello che fai, bello o brutto, è quello che fai…

Guardando il tuo sito, ho visto che consigli letture, film, musica, mi sembra un approccio molto bello anche rendere conto delle proprie fonti di ispirazione in un certo senso, no?
Sì tra l’altro per esempio a proposito del disco su Victor Jara ho avuto migliaia di mail da ragazzi che mi hanno detto che tramite me avevano conosciuto quel tipo di musica e l’avevano poi approfondita. Cerchi di fare un servizio, soprattutto per i ragazzi, no?

Però non ho visto consigliato nessun disco di rock, né di cantautori e anche poco jazz...
Mah, guarda, più o meno quella è roba che la gente conosce e si compra, allora forse non ha tantissimo senso. E poi che dovrei consigliare? I dischi dei Beatles? Penso che già di loro siano abbastanza conosciuti e si consiglino da soli. Meglio allora consigliare cose che nessuno andrebbe a cercare.

Tu ascolti la musica italiana? C’è qualcuno che ti piace?
Musica leggera? Pop?

No, musica d’autore, o popolare che so, ad esempio Sparagna
Ambrogio lo conosco benissimo, è un amico, ma non sono appassionato di quello che fa perché come scrittura la trovo un po’… diatonica. Ovviamente è una conseguenza dello strumento che suona, io sono un grande appassionato delle modulazioni.

Conseguenza dello strumento che suoni...?
(ride) Beh, ci sono tantissime persone che fanno lavori secondo me interessanti, Carlo Muratori in Sicilia fa cose notevoli, ma ce ne sono tanti con cui sono a stretto contatto. però come ascoltatore diciamo che io compro per lo più tantissimi dischi di musica classica o cose un po’ particolari. Mi appassiona tutto, ecco.

Ho visto che hai messo la gatta di Ivan della Mea. Come mai questa scelta?
Quello è un pezzo che facemmo per un disco di Ivan che si chiamava "Homale all’orologio", e che ho messo apposta in questo disco perché mi sembrava particolarmente riuscito. quindi mi faceva piacere mettercelo, perché molti che comprano i dischi miei non comprano quelli di Ivan e viceversa, e così ho pensato che era un'occasione per farlo conoscere.

Tra l’altro è un momento in cui di Ivan si parla poco
Mah, se ne è sempre parlato poco, Però mi sembra che sia stato da poco al Festival dell’Unità di Genova e che abbia avuto successo, lui e anche quell’altra "capa de merda" di Fausto Amodei…

Quell’altra cosa?
"Capa 'e merda"… (ride) è una persona simpaticissima… senti certi pezzi suoi e ti immagini uno molto serio e militante, invece è un personaggio…

Gli ultimi tre dischi tuoi - Jurnateri, Anime candide e Sturriellett - sono diversissimi, sembra quasi che ci sia in te la voglia di sconcertare il pubblico che ti ascolta.
Infatti 'sti poveretti non so se sono contenti… io vorrei veramente tentare prima o poi di fare un disco un poco più unitario, a volte mi ci metto e dico, ok questa è la volta che faccio un disco – come ti devo dire - che suoni più normale, come quelli dei Modena o dei 99 posse, ma proprio non ci riesco. Oddio, non solo i 99 posse, anche Servillo e Girotto o i Têtes de bois, che hanno un suono che inizia e finisce nella stessa maniera, ma dopo 5 minuti mi son rotto già le palle…non c’è niente da fare…

Il singolo disco è più unitario, è proprio il passaggio tra un disco e l’altro che…
No, io invece penso che all’interno del disco ci siano più problemi. già "Lavorare stanca" inizia con un pezzo orchestrale di un minuto e mezzo, poi parte un pezzo dei Weather report, poi arriva una cosa dove sto a parlare per 8 minuti… è un po’ confuso, è un po’come… sai, è un libro che non mi piace, ma tu ricordi di Quenau e gli esercizi di stile? Ecco, succede un po’ quella cosa lì. E ti non ci posso far niente

Anche nei concerti?
Molti mi dicono che dal vivo si divertono di più... forse perché dal vivo avendo forzatamente il limite di stare con gli stessi 6 musicisti dall’inizio alla fine c’è un suono più omogeneo. Ma se io avessi la forza di tenere 30 musicisti sul palco succederebbe la stessa cosa - al quarto pezzo partirebbe che so - un quartetto d’archi…

Non hai mai pensato di fare un disco dal vivo?
Ma guarda, un po’ tutti i dischi sono dal vivo. Nel senso che sono registrati in presa diretta. Un disco dal vivo vero e proprio c’è ed è “Totò schetch” che è stato registrato tutto di fila, rigorosamente dal vivo, senza tagli, senza interruzioni, direttamente su due tracce.

Ci sono due definizioni della tua musica che volevo leggerti: la prima parla di “folk transgenico”.
Eh, questa la conosco (ride)

E’ sul libro di Ferrari “Folk geneticamente modificato”
Sì, che è un bellissimo libro e che svolge un’opera di informazione meritoria. Non è che fossi tanto d’accordo su questa definizione per quanto mi riguarda. Ma in parte è vero che all’inizio della carriera, quando stavo con e ‘Zezi ci sono state lunghissime discussioni con De Simone e la Nuova Compagnia di Canto Popolare, proprio per discutere sull’approccio che bisognava avere nei confronti della musica popolare. Loro erano per un rispetto filologico dei testi e delle musiche, mentre e’Zezi erano operai all’Alfa Sud e quindi volevano fare canzoni che parlassero della vita difficile alla catena di montaggio e non della raccolta di pomodori. Insomma, noi sostenevamo che si dovessero prendere sì i retaggi della musica popolare, ma da lì partire e innestarli sulla realtà attuale, sia dal punto di vista della musica che dei contenuti”.

La seconda definizione è: “La tristezza acida di Anime candide”. Che è vero che è un disco abraso, che parla di ferite non rimarginate sulle quali hai scelto di spandere sale anziché linimenti.
Anime Candide era un disco che voleva far riflettere sull’amarezza delle guerre e delle guerre in corso in particolare, senza fornire consolazioni. Credo ci sia bisogno anche di scosse di questo tipo. Io recentemente sono andato al cinema a vedere “Starsky e Hutch”, mi sono divertito, come no! Altre volte al cinema si esce meno rasserenati, meno divertiti, ma magari quel film ci ha fatto pensare. Ho voluto fare un disco così, che parlasse della tragicità dei momenti che stiamo vivendo.

Il disco nuovo in che direzione andrà?
E chi lo sa? Stiamo già incidendo, ore e ore di materiale, ma poi forse butteremo tutto via e faremo altro. Direi che la volontà è di fare un disco un po’ più suonato da me. Anche perché negli ultimi dischi io in pratica non ci sono. In “Anime candide” faccio un assolo di 50 secondi su un disco che dura 60 minuti. Ecco vorrei lasciare la traccia almeno di un po’ di sassofono suonato da me. Poi, come ti dicevo prima, io entro in sala di registrazione con un’idea e poi non ce la faccio proprio ad andare avanti fino in fondo con la stessa musica: mi annoio. Per cui il contenuto vero lo vedremo solo all’uscita del disco.

Che dovrebbe essere?
La data prevista è novembre, ma con i Dischi del Manifesto non si può mai dire. Per fine anno o i primi mesi dell’anno prossimo.

Comunque noi ti aspettiamo e con curiosità per cercare di scoprire che strada avrai preso.

Postato da: mistergo a 01:09 | link | commenti |

 

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