mistergo

l' editoriale di Mister Go

lunedì, 26 febbraio 2007
Due da vedere

Due bei film in due giorni. Una rarità. Lettere da Iwo Jima e AlphaDog. Andate a vederli.

Postato da: mistergo a 10:13 | link | commenti (12) |

Compagni sinistri

Che pena leggere le lettere a "Il manifesto" degli elettori di questo governo Prodi. Il terrore di Berlusconi spinge questa povera gente a fare affermazioni che, se viste dalla Luna, farebbero veramente capire in che stato è oggi la salute mentale degli italiani. Gli stessi che una settimana fa stavano in piazza a Vicenza con una bandiera arcobaleno in mano oggi farebbero a pezzi quei due unici senatori che hanno dato un seguito coerente a quello che questa stessa confusa gente gridava nelle piazze. Per non parlare dell'Afghanistan! Una guerra voluta da Bush in seguito al mai ben chiarito affare del secolo: l'11 settembre. I "senza se e senza ma" sono letteralmente evaporati e quello che dovrebbe essere logico si trasforma in "atto irresponsabile e tradimento". Una signorina addirittura scrive che dopo tutto l'Afghanistan non è una questione prioritaria e che "dovremmo pensare prima agli affari di casa nostra". Alla faccia dell'internazionalismo proletario!!! Ormai anche il popolo della sinistra si è berlusconizzato...bisogerebbe ricordare a tutti queste smarrite pecorelle cje la politica, quella vera, non è mai passata per un aula del senato, e sarebbe il caso di ricominciarla a fare per davvero nelle scuole o nelle fabbriche in prima persona. Nessun D'Alema o Prodi o Follini vi salverà dalla prossima "ristrutturazione aziendale" o dalla prossima avventura americana.

Postato da: mistergo a 08:10 | link | commenti (25) |

giovedì, 22 febbraio 2007
Ammesurateve 'a palla...

Compagni non piangete. Se Prodi ha fatto la fine che ha fatto è solo perchè, come si dice a napoli, ha vulute fa 'o guapp''e cartone. A parte che questa è la seconda volta che il mortadella è costretto a fa le figure di mmerda e dimettersi proprio per quel volpino di D'Alema che cazzo cazzo aspetta sempre il momento opprtuno per mettere la parolella necessaria la questione fondamentale è che questi sono una banda di delinquenti come chi li ha preceduti. IL GOVERNO E' CADUTO PE' FARE UN PIACERE A BUSH!!! Questa è l'unica verità....

Postato da: mistergo a 07:53 | link | commenti (16) |

lunedì, 19 febbraio 2007
N'andra'ntervista

e il link è questo:


http://www.sparring-partner.it/blog/2007/02/daniele_sepe_suonarne_uno_per.html

e po' su Bielle trovate recenzione e 'nterviste.

Se non tenete che fa dategli 'no sguardo.

http://www.bielle.org/2007/Interviste/SepeSuonarne_int.htm

e po' beccatevi sta trascrizione dell'intervista su radio città aperta. Azz è un periodo che parlo assai propeto...

Radio Città Aperta

01/02/2007
Una chiacchierata telefonica con DANIELE SEPE

di Marco Cavalieri


Una chiacchierata con Daniele Sepe è sempre un piccolo evento. L'appuntamento telefonico è fissato per mezzogiorno, il numero da chiamare è quello della sua abitazione di Napoli. Poco prima di collegarci, giunge in radio l'amico e collega Gianluca Diana che (come spesso accade) deve fare in mezz'ora quel che richiederebbe un'intera giornata di lavoro. "Mi fai compagnia", gli chiedo, ma lui declina gentilmente l'invito. Ha già intervistato Daniele qualche giorno prima per la sua trasmissione e - come detto - va di corsa.
Ma appena alzo il cursore del telefono e Daniele comincia parlare, Gianluca non resiste, si cala una cuffia sulla testa e comincia ad ascoltare, divertito ed interessato...

Si riflette, si ride, si pensa, si ricorda. L'occasione è l'uscita del nuovo lavoro di Daniele Sepe, forte di un titolo che - per chi scrive - già meriterebbe un disco d'oro e una dozzina di riconoscimenti assortiti: "Suonarne uno per educarne cento". Il lavoro esce per il "Manifesto cd" e tanto basta per avere garanzia di alta qualità e basso prezzo (dieci euro).

- Io volevo cominciare a chiacchierare con te, Daniele, partendo proprio dal titolo perchè, appena l'ho letto, ho pensato subito che ti avrebbe causato molti problemi...

"Devo dire la verità, Marco: me lo aspettavo anch'io. Ma, per ora, fortunatamente, non ho avuto grane. Per me era solo un titolo benaugurante".

- Ecco, il cd, interamente dedicato agli anni Settanta, presenta nel libretto interno una tua lunga riflessione, puntuale e mirata, su quegli anni. In breve, dici giustamente che chi non ha partecipato a quegli anni direttamente, o chi li ha attraversati in maniera sicura per proprio tornaconto, oggi tende a bollare quel periodo semplicemente con la frase "Anni di piombo". Ma tu, sostieni, gli Anni Settanta erano molto, molto di più. Personalmente, cosa ricordi?


"Mah, guarda, io non vorrei entrare nella nostalgia dei vent'anni (ride). Voglio dire, anche quelli che avevano fatto la guerra del '15-'18 da anziani dicevano che era stato un bellissimo periodo, no? Però, seriamente, ho voluto fare questo lavoro proprio per mettere sul piatto della bilancia quello che abbiamo perso e quello che abbiamo guadagnato. Nel libretto al quale facevi riferimento, ad esempio, ci sono le riproduzioni di un paio di pagine de "Il Male". Una delle due vignette di copertina è incredibile: c'è Giovanni Paolo II, appena eletto; sulle sue ginocchia, due prostitute che giocano con due bombe a mano. Ecco, oggi una cosa del genere sarebbe assolutamente improponibile. Se uno come Crozza, solo per l'imitazione di Ratzinger passa un sacco di guai, beh questo la dice lunga su quanto abbiamo perso in termini di libertà d'espressione. Per non parlare poi di quanto abbiamo perso sui salari... Ecco, già questo potrebe farci comprendere se ci sia convenuto o meno essere così poco reattivi in questi anni. Per me non ci è convenuto affatto. Bisognerebbe tornare ad essere un po' più cattivelli, credo".

- La cosa peggiore, dimmi se sei d'accordo, è constatare come in questi ultimi anni ci siamo rimangiati, con gli interessi, tutte le conquiste sociali ottenute allora. Credo che col penultimo governo abbiamo subito intrusioni tali nella sfera delle libertà personali che ci riportano indietro di trent'anni e all'ultimo posto in Europa.

"Ma guarda, mi devi scusare ma penso che l'attuale governo non si stia comportando meglio; dalla Finanziaria, alla sentenza della Cassazione su Ustica alla storia di questi giorni della base Usa di Vicenza... ecco tutto questo mi convince sempre più che quando avevo 18 anni non avevo torto. Le conquiste della gente - diciamo così - normale, di chi cioè lavora faticosamente, non passano attraverso le istituzioni, ne' attraverso i partiti, ne' attraverso il sindacato. Però c'è bisogno di organizzarsi e di avere un minimo di coscienza di sè. Penso, ad esempio, ai vari co.co.co, o co.co.pro e simili: i famosi ragazzi dei call-center, che guadagnano 500 euro al mese, non saranno mai rappresentati da nessuno di quelli che noi ogni cinque anni mandiamo in Parlamento".

- Parliamo della tua musica. Anche questo cd, come del resto tutti i tuoi lavori, è ricchissimo di contenuti e idee. Si va dal reggae, al blues, al jazz... Fra l'altro, anche tu ti cimenti in una versione di "Peaches en regalia" di Zappa, rivisitata pochi mesi fa anche da Tommy Fortmann, che ce l'ha presentata personalmente. Tu perchè hai pensato proprio a questo brano, in tutta la discografia Zappiana?

"Beh, a me serviva innanzitutto aprire il disco con un'atmosfera che riportasse subito l'ascoltatore in quegli anni. E chi meglio di Zappa poteva fare questo? Un personaggio unico: pensa che, nella sua lucida follia, si candidò anche a Presidente degli Stati Uniti! Ho scelto proprio questo brano semplicemente perchè mi sembrava il pezzo più conosciuto e allo stesso tempo rappresentativo della parte iniziale del lavoro di Zappa. Lo scorso anno, coi ragazzi del Conservatorio di Avellino, abbiamo fatto un intero spettacolo a lui dedicato e l'idea forse mi è venuta da lì".

- Per calarci nel periodo, poi, hai avuto l'intuizione di una sorta di radio libera virtuale, con spezzoni musicali, commenti e messaggi dell'epoca. Un lavoro che, nonostante tutto, suona tremendamente attuale...

"Ma io me lo auguro. Spero di aver reso un servizio ai ragazzi che oggi hanno vent'anni, raccontando quegli anni in maniera diversa - per dire - da "La meglio gioventù" o "La seconda volta". Personalmente, infatti, vedo in questi film una sorta di pentitismo su quegli anni. Io, per quel che mi riguarda, non mi pento di nulla. E vi assicuro che allora ero tanto cattivo, ma tanto! Mi pento solo - e questo si capisce negli ultimi pezzi del disco - di non essere riuscito, insieme a tanti altri, ad arginare uno scontro che alla fine era diventato esclusivamente militare tra le organizzazioni in clandestinità e lo Stato italiano. Però, di quel che abbiamo fatto, non mi pento proprio di nulla".

- Poi, anche un omaggio al genio di James Senese, con "Napoli centrale"...

"Eh, stranamente è il pezzo che stanno mandando di più, sai? Ho paura che ciò avvenga perchè è l'unico strumentale (ride). Però, non è la prima volta che faccio un omaggio a James. Nel mio primo disco c'era già un pezzo dedicato a lui. Ho sentito Napoli Centrale nel 1975, o '76 e James mi ha illuminato. Io gli sarò eternamente grato".

- Beh, credo che la musica di Napoli Centrale abbia aperto la strada a molti. Tornando a te, leggo che ti sei avvalso della collaborazione di ben 40 strumentisti in questo disco e tutti a titolo gratuito! I veri militanti, come scrivi, sono stati loro...

"Ma guarda, forse erano anche di più (ride)".

- Tutto questo, caro Daniele, per dire che nonostante la band, il ricchissimo libretto interno e - ovviamente - la splendida musica, il lavoro esce ad un prezzo consigliato di dieci euro, secondo l'ormai collaudata ed apprezzata strategia editoriale de "Il Manifesto cd". Sei l'ennesima testimonianza che è possibile fare un ottimo prodotto tenendo i prezzi alla portata di tutti...

"Mah, io ne sono convinto. Personalmente non ho nulla contro il peer to peer e penso che non sia un fenomeno da criminalizzare. Ma credo che la musica debba costare almeno quanto i libri. Voglio dire, non vedo perchè un classico di Platone o un trattato di Marx debbano costare sei euro e poi per prendermi l'ultimo dei cd debba sborsare più di venti euro. E' un furto, no?".

- Peraltro, sul tuo sito (coloratissimo e divertentissimo, danielesepe.com) c'è la possibilità di scaricare molte tracce...

"Ma si, a parte il fatto che su e-mule c'è tutta la mia discografia... c'è un signore, non ricordo il nome, che ha messo una cartella in rete con la mia intera discografia! E mi va benissimo, come dicevo prima. Ma se tu fai dischi, arricchiti da un libretto interno, pieni di contenuti (per esempio in questo disco ho messo in anteprima qualche pagina di un libro, che sta per uscire, che si intitola "Gli autonomi") e fai il tutto a un prezzo accessibile, io credo che se anche un ragazzo si scarica un paio di pezzi e gli piacciono, poi si va a comprare il disco".

- Infatti, sul peer to peer io ho questa idea, dimmi se sei d'accordo: pu˜ servire a farsi un'idea del prodotto che vai ad acquistare. Voglio dire, se compri un pantalone te lo puoi misurare; se poi lo compri e scopri che non va bene, lo puoi sempre cambiare. La musica, invece, sei costretto ad acquistarla a prezzi esorbitanti e pure a scatola chiusa!

"Si, giusto. Io, da quando ho l'età della ragione, sento le case discografiche lamentarsi di qualcosa: e prima era la cassetta Philips che avrebbe ucciso il mercato, poi è stata la volta dei masterizzatori cd, ora è Internet. Però questi continuano a fa' dischi, quindi vuol dire che ci guadagnano, no? Sennò, si sarebbero messi a fare marmellata (ride). Poi, se un sacco di musica commerciale viene scaricata tutti i giorni da Internet, credo che questo avvenga esclusivamente per due motivi: uno perchè costa assai e due perchè fa schifo! Però, credo anche che tutto quel che è musica di qualità (penso al jazz, alla classica, alla musica popolare) viene acquistato regolarmente, perchè vale".

- Sempre sul tuo coloratissimo sito, ho trovato una definizione (data da un giornalista de "Il Mattino") che a mio avviso ti inquadra alla perfezione: "Qualcuno lo definisce jazzista, ma è un genialoide terrorista sonoro". E qui torniamo a Zappa, col quale condividi la totale mancanza di barriere nell'intendere e nel sentire la musica... ti ritrovi nella definizione?

"Si, io in effetti sento di tutto, Quindi, poi, quando faccio musica, dentro ci passa tutto quello che ascolto. Fondamentalmente, credo che fare o sentire un solo genere, sia un po' da fanatici. E' come chi mangia sempre la stessa cosa, mi mette un po' di tristezza".

- Allora,  Daniele, adesso ti faccio ridere... Nel tuo lavoro compare la frase "Settanta mi dà tanta"; pensa che dieci anni fa, in un'altra emittente, conducevo insieme ad un collega una trasmissione sul trash anni '70 che si intitolava alla stessa maniera e come sottotitolo recitava "non c'è due senza trash".

"Ma non ci credo! (ride di gusto)".

- Si, ma  non ti preoccupare, non voglio i diritti! Solo mi faceva piacere pensare di aver avuto la stessa trovata!

"Mi diverte troppo 'sta cosa! (ride). Ma mo' una cosa te la racconto io: quel pezzo, che e' un testo di Ivan Della Mea, è stato completamente improvvisato, come del resto tutto il disco. Quando io sono entrato in sala, non avevo un solo pezzo pronto, neanche due accordi in fila... niente! Per cui, quel "Settanta mi dˆ tanta" mi è uscito un po' cosi, in questa sorta di improvvisazione verbale di otto minuti".

- Infine, nelle note di copertina un saluto ad Oreste Scalzone che, proprio in questi giorni, è di nuovo libero di rientrare nel suo paese. Quasi un augurio...

"Eh, si, gli ho portato buono al guaglione (ride). Ma guarda, Oreste è un personaggio incredibile. Ti racconto un aneddoto. Tanti anni fa, andai a suonare col mio gruppo ad un Festival che si teneva a Nantes, in Francia. Una sera, rientro in albergo, apro la porta e mi trovo seduto sul letto un signore con una fisarmonica in mano. Mi dico: e questo chi cazz'è? Era Oreste Scalzone, che conosceva il gruppo Zezi, sapeva che eravamo lì in tournee e si era fatto dare la chiave dal portiere! Siccome non sapeva dove dormire, aveva pensato di farmi visita (ride). Poi, il giorno seguente ha suonato con noi e abbiamo fatto una travolgente Addio Lugano Bella".

(gennaio 2007)

Marco Cavalieri

Postato da: mistergo a 20:39 | link | commenti (7) |

Postato da: mistergo a 17:38 | link | commenti (1) |

sabato, 17 febbraio 2007
Napule napule napule nà...

Postato da: mistergo a 11:44 | link | commenti (5) |

Suona suona violino...

La madosca a questo qua non lo conoscevo! 0ichele Signore m'ha mandato sto video, sto signor Gilles è troooppoo bravo....

Postato da: mistergo a 09:43 | link | commenti (5) |

giovedì, 15 febbraio 2007
L'intervista sul manifesto

per chi se la fosse persa vi piazzo l'intervista sul nuovo cd fatta da il manifesto....

daniele sepe

La Rote Jazz Fraktion non è un pranzo di gala

Il musicista napoletano racconta il suo nuovo affondo sugli anni '70: «Più che il suono mi interessava dare una lettura diversa del movimento» Quasi una rock opera, sguaiata e molto pensata. «Dopo Victor Jara e Matteo Salvatore volevo ricordare chi non stava né con lo stato né con le br»

Guido Festinese

roma

Un disco tenero e feroce, come uno di quei disegni di Andrea Pazienza che fanno sorridere e inquietano ancora oggi. Una Radio Alice senza filtro, fiume carsico di parole, idee, suoni slogan, tra quella storica che trasmetteva l'irruzione della polizia a Bologna, 1977, e quella di Indymedia che nei giorni bui del G8 genovese rimandava mille testimonianze perché almeno una fosse vista o ascoltata. Un modo di buttare fuori tutto, prima che anche le ultime «parole per dirlo» finiscano nel logorio che tutto appiattisce su un passato prossimo un milione di volte definito sempre e solo «anni di piombo». Tutto questo, e molto altro ancora, nel nuovo disco di Daniele Sepe, con una copertina spietatamente ironica, e che per molti sarà l'equivalente grafico di un cazzotto alla bocca dello stomaco: lui e i compagni di suono della Rote Jazz Fraktion con i cartelli al collo che dicono Suonarne uno per educarne cento (i cd del manifesto, 10 euro). C'è anche il «falso» del Male, con il titolo della Stampa che strilla «Clamoroso arresto di Ugo Tognazzi, capo delle Brigate rosse».

Una simil rock opera sguaiata, eccessiva e molto, molto pensata che si permette il lusso di citare alla lettera il sempre amato padre baffone dei musicisti liberi, Frank Zappa, ma anche i Led Zeppelin e i Deep Purple, Napoli Centrale e Hair, lo stupidario sonoro «disco» e Miles Davis. Di tutto e di più, perché di tutto e di più erano quegli anni colorati soppesati oggi solo sul metallo pesante delle pallottole. Se ne accorge amaramente Piero Zamponi, autonomo, un colpo alla testa in una manifestazione del '77, un risveglio ben più che traumatico negli anni 2000 dei cellulari che non sono più i furgoni della polizia, e la Lega che non è certo più quella dei lavoratori.

Lasciamo la parola a lui, a Daniele Sepe: «Più che il suono di quegli anni (che poi già più volte ha fatto capolino nei nostri cd) mi interessava dare una lettura diversa del movimento di quegli anni. Nei film o negli speciali televisivi che ho visto passa sempre la visione di chi in quegli anni gestiva il potere, e quindi la repressione. Dopo aver fatto cd per ricordare Victor Jara o Matteo Salvatore mi sembrava giusto ricordare chi in quegli anni non stava "né con lo stato né con le br" ma credeva fermamente che la lotta di classe non è un "pranzo di gala". Né andare a votare questo o quello.

Alessio Viola segnala, nelle sue note, il senso di «appartenenza» e di «partecipazione» di quegli anni. Tu sai che Radio padania libera usa la canzone di Gaber «Libertà è partecipazione» come sigla?

"Mi sembra che gli impegni politici della moglie di Gaber diano la risposta. Gaber come tanti cantautori di allora aveva posizioni vagamente libertarie, io mi sentivo rappresentato di più da un Claudio Lolli, Manfredi o gli Area. Dicevano cose più nette, che certamente non potremmo ascoltare a un congresso dei Ds o a un raduno della Lega. Penso a La socialdemocrazia di Lolli per esempio."

Dici nelle note: «Oggi mi manca la possibilità di pensare alla rivoluzione».

"Non è che è solo una questione generazionale, e siamo noi che non siamo capaci di vedere, penso ad esempio a come sta virando a sinistra l'America latina, che era qualcosa di ben importante, per noi, a Marcos in Messico... O anche la Spagna, perché no. Guarda la reazione dei giovani francesi al progetto di precarizzazione del governo. In Italia stiamo vivendo da decenni un letargo di cui partiti, sindacati e confindustria approfittano alla grande. Parlano di crisi, ma non ho visto nessuna scritta «vendesi» né sugli yacht ormeggiati a Mergellina né sulle ville di via Posillipo. In crisi stiamo solo noi."

Hai paura di equivoci, sulla «durezza iconografica» della copertina del disco?

"No. Ma quali equivoci, voglio solo ricordare in maniera allegra che la politica, l'impegno antifascista non si misurano sul costo di una vetrina infranta di un McDonald (che poi è anche assicurata...). Quando a Milano dei ragazzini disturbano una manifestazione di Forza Nuova mi sento meglio. Vuol dire che per qualcuno l'antifascismo non è una parola vuota. E quando da tutte le forze politiche arriva solo una netta condanna non mi sento più rappresentato manco da Rifondazione. Nei '70 io non avrei mai avuto il coraggio, e oggi è lo stesso, di sparare a nessuno, ma la canea che si alza ogni volta che una merce o una vetrina viene danneggiata non mi piace. Il potere ha a disposizione milizie ed eserciti per esercitare violentemente il suo dominio dentro e fuori i nostri confini: io dovrei pormi il problema della nonviolenza? In 40 anni di non violenza dei movimenti mi sembra che non abbiamo fatto un solo passo in avanti."

Mentre usciva il tuo lavoro, usciva anche la sentenza definitiva della Corte di i Cassazione sulla tragedia di Ustica, con l'assoluzione dei generali coinvolti. Singolare concomitanza, no?

"Non avevo dubbi. Abbiamo già avuto un governo di centro sinistra e un presidente della commissione stragi ex comunista e non abbiamo avuto una sola risposta sui grandi misteri d'Italia."

Sempre mentre usciva il tuo lavoro, i media hanno tirato fuori la storia della dichiarazione dell'anziano poeta comunista Sanguineti (candidato sindaco a Genova, peraltro), sulla necessità di «tornare all'odio di classe», come antidoto alle fandonie sul «successo individualistico» messeci in testa dagli anni '80 a oggi con le televisioni...

"Grande Sanguineti. Lo prenderei come paroliere volentieri. Ha ragione. Un cococo o un cocopro di oggi, una ragazza che sta attaccata al telefono in un call center senza nessun diritto, che deve preoccuparsi per il suo lavoro se ha l'influenza e non può andare al lavoro o se rimane incinta non è diversa dalle nostre nonne che lavoravano ai telai o nelle risiere cento anni fa. Ma sono isolate e non organizzate, e i sindacati non le rappresentano."

Negli ultimi anni, un po' di memoria «vera» sugli anni Settanta è stata fatta, almeno in letteratura: penso ai libri di Tassinari, di Rastello, di Arpaia, di Piersanti. Pensi che serva un lavoro «a tutto campo» per ri-portare un po' di verità su quegli anni non solo di piombo?

"Pensa che con Ugo (Tassinari) avevamo un collettivo, o meglio una piccola squadra, e che ai cortei ci organizzavamo insieme. Ma lui era un leninista di ferro e io un anarchista convinto. Quindi un sacco di discussioni. Eh, eh. Penso che un disco, una canzone possa arrivare a più gente di quanto possa fare un libro. Poi va benissimo approfondire. Dovrebbe uscire a giorni un libro, Gli autonomi, di cui in anteprima ci sono alcune pagine nel libretto del cd, gentilmente messe a disposizione dagli autori e l'editore."

In conclusione?

"Da che mondo è mondo i grandi cambiamenti non sono stati fatti con le elezioni o i referendum. Spartaco, la Rivoluzione francese, la Resistenza antifascista non erano sit-in o girotondi. Nessun padrone ci regalerà mai niente o rinuncerà alla villa a Montecarlo per farci più felici. La chiesa cattolica ha un ingerenza sulla vita di tutti, anche quelli che cattolici non sono, che è andata aumentando progressivamente. Le divise militari sono più aggressive e nessuno dice niente, ci hanno pure rimesso quella vergogna che è la parata militare del 2 giugno. Un rumeno che veniva rimpatriato due mesi fa senza tanti complimenti oggi invece è un libero cittadino d'Europa. Questo a voi sembra un mondo razionalmente ed equamente organizzato? Che aspettiamo a rialzare la testa?"

Postato da: mistergo a 16:00 | link | commenti |

Suonarne 1 in cento sul palco

Il 22 al Duel a Napoli presentiamo il disco, e presentiamo l'orchestra di giovani militanti che abbiamo reclutato che sta preparando il musical. In verità suonano meglio di noi. Mo mi metto a fa il manager e li faccio girà al posto mio....

Postato da: mistergo a 09:14 | link | commenti (7) |

domenica, 11 febbraio 2007
Repetita juvant3

Vuò vedè ca sto peggiorando? L'editoriale era chiù sfaccimmo.



Decreto urbani, siae e altre storielle





La proprietà è un furto, si diceva. Per me lo è. E quella intellettuale più di tutte. Quanto deve ogni mio brano a quello che ho imparato da Davis, Zappa, Hendrix o le nostre canzoni popolari non lo so. E loro a loro volta a qualcuno dovevano. Non esiste il genio isolato che un giorno si sveglia e fa la fantastica scoperta. Il copyright non dovrebbe esistere neanche per le scoperte scientifiche e mediche. Figurarsi per la musica. Per cui sono rimasto molto sorpreso quando ho visto il mio nome inserito in un elenco di musicisti che avrebbero partecipato ad un "raduno" in difesa del diritto d' autore. Certo gli organizzatori mi avevano invitato, ma io gli avevo risposto che fin da bambino ero molto più affascinato dalla figura del pirata piuttosto che da quella di re e governatori, e che considero più onesto un tunisino che vende cd taroccati che un dirigente della WEA...Non faccio musica per essere "acquistato", faccio musica per essere "ascoltato", e se uno dei miei ascoltatori fa una copia del mio cd alla sua fidanzata o ai suoi amici non ne sono scandalizzato. Mi fa piacere. Anche se costano poco i miei cd sono musica, non merce. E non parliamo di quello che dovrebbe essere lo scambio libero sulla rete, la chiusura di napster è stata una delle più grandi carognate che si potessero fare alla crescita della cultura musicale nel pianeta. Hanno voluto uccidere la curiosità, che è mamma della conoscenza. Certo l' assegno semestrale che mi arriva dalla Siae comodo mi fa. E ci volesse pure! In un mondo dove un litro di benzina costa due iracheni e mezzo io non posso essere Alice nel paese delle meraviglie, ma ciò non toglie che mi sento di autorizzare chiunque a fare della mia musica, se mia è, quel che vuole e senza limitazioni. Scaricate, scaricate...



Repetita Juvant

Postato da: mistergo a 18:26 | link | commenti (15) |

Repetita juvant2

Un altro recupero di qualche anno fa, con prodromo di "suonarne 1..."



Taranta, tarantelle e miserie



Daniela (violeta.splinder.com) mi ha mandato un saluto e mi ha fatto notare tutto un dibbattito infinito su quello che è "La notte della taranta" (www.pizzicata.it). C' è chi si offende perchè la "tradizione" viene stravolta e chi dice che la "tradizione" va stravolta. Tutto posto in termini puramente musicali. L' errore sta qua. Io ho avuto la sfortuna di essere il primo a fare da concertatore a Melpignano. I soldi erano pochini e le querelle tra i gruppi salentini partecipanti devastanti. Ero visto come una specie di marziano colonizzatore ed è rimasto storico (nella mia band) l' intervento di un tizio che all' apertura della prima prova minacciò "fuori quella pianola e quellla batteria dal palco!". C' era molta avversione all' elettricità, come se poi a casa non si tornasse con la fiat punto e non c' avessimo il frigorifero. Dopo tre anni arrivava Zawinul. Bene, la mia sofferenza almeno a qualcosa era servito. Come mai adesso si accettava di tutto? Fino a catapultare personaggi come la Nannini o Battiato in una cosa che vuole essere tradizione? Erano arrivati i piccioli! tutte le resistenze che avevo subito dai salentini si sciolsero in un secondo quando si trovarono 10.000 persone sotto il palco, un attimo prima erano tutti contenti se andava tutto a puttane...Ma la questione come dicevo è un altra. La musica popolare nonè terzine, duine o melismi strani, è il racconto di un popolo contadino che non ha avuto nulla. Cosa c' è in queste manifestazioni che racconta di quello che è all' origine di canti o balli che sono o una riflessione o una fuga da una vita miserrima (lavora,mangia, dormi, lavora, mangia, muori). Niente. Ed oggi di quelle migliaia di immigranti che sono i nuovi sfruttati, gli ultimi di questi tempi, quelli che più somigliano ai nostri nonni, che cosa c' è? Ha senso impegolarsi in stupide discussioni tra tamburellisti "integralisti" e modernisti poppettari quando il mondo intorno non vede una goccia di bene da tanto tempo? La tradizione è una invenzione. Possiamo affrontare quello che cantavano e suonavano i nostri nonni in tante maniere diverse senza recare danno alcuno solo a condizione di rimanere onestamente attaccati ad un principio che fin da quando suonavo, nel '75, col Gruppo Operaio 'E Zezi ho cercato di non tradire mai: la musica tradizionale deve servire a cambiare il presente. Bisogna pensare a tutto questo come un occasione di partecipazione, per tentare di accumunare gente ed esperienze e convogliarle almeno in una musica di lotta,se non nella azione reale. Fare cartoline folcloristiche di un mondo in bianco e nero o arditi sperimentalismi a me non interessa. Interessa conservare quel poco di spirito associativo e combattivo che certa (e non tutta) musica popolare conserva. Rimane il fatto che oggi la pizzica vive quello che ha vissuto la nostra tammurriata qualche anno fa, l' occasione di riciclarsi a musicisti che hanno poco da ridere in questo momento, e così come chi invitava Philip Glass nei suoi dischi l' anno prima cominciò a chiamare Marcello Colasurdo poi, con la stessa superficalità, adesso invita (pagandoli sempre come se fosse il 1958...) il nonnetto garganico o salentino a dare quell' ombra di autorevolezza a progetti che non hanno nessuna sostanza. Il pubblico ci cade, il senso critico oggi ha una soglia molto bassa. Io vengo da una generazione che buttava molotov su Santana e sui Led Zeppelin, e abbiamo avuto di che pentircene, ma la superficialità del pubblico, anche sinistrorso, di questi anni mi sta mandando davvero in depressione...

Postato da: mistergo a 18:22 | link | commenti |

Repetita juvant1...Dal vecchio editoriale

Di cui c'ho nu poco e nustalgia, me so jute a vedè le vecchie pagine e vi ripropongo questo:

Mauro Morini, granto musicista & cumpagno, mi manda questo



Conversazione realmente registrata sulla frequenza di

emergenza marittima

sul canale 106 a largo della costa di Finisterra

(Galicia), tra galiziani e

americani, il 16 ottobre 1997.

> >

Galiziani: (rumore di fondo) ... vi parla l'A-853, per

favore, virate 15

gradi sud per evitare di entrare in collisione con

noi.

Vi state dirigendo esattamente contro di noi, distanza

25 miglia nautiche.

> >

Americani: (rumore di fondo) ... vi suggeriamo di

virare 15 gradi nord per

evitare la collisione.

> >

Galiziani: Negativo. Ripetiamo, virate 15 gradi sud

per evitare la

collisione

> >

Americani: (un'altra voce) Vi parla il Capitano di una

nave degli Stati

Uniti d'America.

Vi intimiamo di virare 15 gradi nord per evitare la

collisione.

> >

Galiziani: Non lo consideriamo fattibile, nè

conveniente, vi suggeriamo di

virare di 15 gradi per evitare di scontrarvi con noi.

> >

Americani: (tono accalorato) VI PARLA IL CAPITANO

RICHARD JAMES HOWARD, AL

COMANDO DELLA PORTAEREI USS LINCOLN, DELLA MARINA

DEGLI STATI UNITI

D'AMERICA, LA SECONDA NAVE DA GUERRA PIU' GRANDE DELLA

FLOTTA AMERICANA.



CI SCORTANO 2 CORAZZATE, 6 DISTRUTTORI, 5

INCROCIATORI, 4 SOTTOMARINI E

NUMEROSE ALTRE NAVI D'APPOGGIO. NON VI "SUGGERISCO" VI

"ORDINO" DI CAMBIARE

LA VOSTRA ROTTA DI 15 GRADI NORD. IN CASO CONTRARIO CI

VEDREMO COSTRETTI A

PRENDERE LE MISURE NECESSARIE PER GARANTIRE LA

SICUREZZA NOSTRA ROTTA !!!

> >

Galiziani: Vi parla Juan Manuel Salas Alcantara. Siamo

2 persone. Ci

scortano il nostro cane, il cibo, 2 birre, e un

canarino che adesso sta

dormendo.

Abbiamo l'appoggio della stazione radio "Cadena Dial

de La Coruna" e il

canale 106 di emergenza marittima.

Non abbiamo la più pallida idea di che posto abbiamo

nella classifica dei

fari spagnoli.

Non ci dirigiamo da nessuna parte, visto che parliamo

dalla terra ferma,

siamo nel faro A-853 di Finisterra sulla costa

Galiziana.

Potete prendere le misure che considerate opportune e

fare quel cazzo che vi

pare per garantire la sicurezza della vostra nave di

merda che si

sfracellerà sulla roccia. Pertanto insistiamo di nuovo

fare la cosa più sensata e di cambiare la vostra rotta

di 15 gradi sud per

evitare la collisione.

> >

Americani: Bene, ricevuto, grazie.

Postato da: mistergo a 18:17 | link | commenti |

Radisol

Nuovo video da sashin...

Postato da: mistergo a 12:05 | link | commenti (4) |

sabato, 10 febbraio 2007
Il mio miglior nemico

A leggere sta recensione non sembrerebbe il quotidiano di confindustria. Incredibilo!!!!


Il Sole 24 ore 8 febbraio


Cd/ Ribellarsi è giusto, ricordarsene è meglio

di Giorgio Maimone



Daniele Sepe ci ha più che preparato a un'offerta mai uguale a se stessa. Di disco in disco cambia il clima sonoro, cambia il tema, cambiano le coordinate in gioco, cambiano anche le formazioni (tranne i fedelissimi con cui suona da una vita). Quello che non cambia è la voglia di incidere dischi quando si ha qualcosa da dire. E questa volta qualcosa da dire c'è. Daniele ha scelto un periodo della nostra storia recente, quello attorno al '77, ha indagato sulla voglia di rimozione che ha preso tutti dopo di allora ed è tornato alle radici del movimento che voleva tutto e subito, che credeva nella rivoluzione qui e ora. Dopo la sconfitta della lotta armata, sul movimento del '77 è calat o il silenzio. Si è gettato il bambino con l'acqua sporca, sostiene Sepe, fino ad arrivare a "una pace terrificante" tanto per citare De André.

Contro questa marmellata di sentimenti, contro il "volemose bene", contro il far finta che niente sia successo, Daniele si schiera. Con il disco e ancora di più con le esplicite note introduttive. Potremmo parlare a lungo delle "affinità e divergenze tra il compagno Sepe e noi", ma potrebbe anche essere un dibattito sterile. Potremmo anche citare De André quando, in un inedito riportato su “Volammo davvero” dice: “La ribellione è individuale, dove la componente maggiore è forse l’esibizionismo”. Concordiamo tuttavia sul fatto che la rimozione non sia mai un buon processo, soprattutto se si ha voglia di capire. Ma soprattutto concordiamo nel ritenere questa musica la giusta colonna sonora del periodo. Siamo di fronte a un disco fatto come dio comanda. Daniele ha costruito una sorta di sceneggiata, cantata, suonata e recitata, quasi in presa diretta e composta in una forma di assemblea collettiva. Pur firmando il disco come Daniele Sepe und Rote Jazz Fraktion l’album è indiscutibilmente rock e soprattutto rock di stagione. Di Jazz non c’è quasi traccia. Se si parla del '77 e lo si rappresenta con inserti di radiogiornali e di musica d’epoca ("una sorta di radio libera su cd"), la musica di fondo non può che essere del buon rock. Ma non il progressive. Proprio quel rock sudato che sa di blues e che dalle buone lezioni dei primi Rolling Stones è salito per li rami, fino a innervare ottime band anche nel nostro Paese.
La sceneggiata però è il riferimento principale: l'album inizia col suono di una sveglia (che sia simbolico anche questo? Che Daniele voglia dirci che è ora di aprire gli occhi?) e con un insieme di voci arruffate che emergono dal sonno e ci catapulta subito nel cuore della vicenda è la storia di un personaggio che, finito in coma dopo una manifestazione perché picchiato dai celerini, si risveglia nel mondo di oggi per aver ascoltato Staying alive dei Bee Gees. Alla domanda come trova il mondo di ora, lui che era entrato in coma negli anni di piombo risponde: "una merda. Una vera merda!" Dice tutto. Come non essere del tutto d'accordo con lui?

I titoli dei brani sono indicativi di un percorso musicale che si snoda negli anni '70: da “Peaches in Regalia” di Frank Zappa (da Hot Rats) a echi di Led Zeppelin e Deep Purple in “Come in coma”, al richiamo alle atmosfere ariose dei musical alla Hair in “Let your past live”. Micidiale, nel senso di imperdibile, il bluessone all'italiana di Guzzi Falcone, con un grande Mario Insenga dei Blue Staff alla voce: l’inciso ci ricorda "tutti quei colori ai pantaloni / alle facce, ai camicioni. / Il nero dei nostri vestiti / ancora in questi 2000 / è il lutto per tutti i colori degli anni '70". In “Zut/a/traverso” c'è un altra frase memorabile: "Chi ha avuto ha avuto ha avuto / chi ha dato ha dato ha dato /scurdammoce o' futuro / che o' passato nun ce sta!".

Napoli Centrale, nel prefinale, è una sorta di omaggio a James Senese e al gruppo omonimo, alla stagione del free jazz alla napoletana. Brodo di coltura (o di cultura in questo caso?) da cui poi esce lo stesso Sepe, 46enne e quindi all'epoca dei fatti 16enne. Di assoluto spessore la conclusiva “Bianco e nero” (“Hasta siempre”, che la segue ha quasi la funzione del bis) che ha un unico difetto, tecnico. Sepe non ha separato le tracce delle "Sintonie" (e non sinfonie! Apprezzate il gioco di parole) dall'inizio della canzone. Volendo ripetere l’ascolto di “Bianco e nero”, magnifica ballata dal testo agghiacciante, ci tocca sentire più e più volte l'altrettanto agghiacciante, ma per tutti altri motivi, ultima telefonata delle Brigate Rosse con l’annuncio che il corpo di Aldo Moro era stato abbandonato nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani. Troppo pesante.


Postato da: mistergo a 17:56 | link | commenti (4) |

giovedì, 08 febbraio 2007
Consiglio spassionato

Vi consiglio di farvi na camminata sul sito mio di Myspace e sentirvi un po dei link che ci so, in particolare Zdob si Zdub e Papasov, e i vari greci...

Postato da: mistergo a 09:53 | link | commenti (2) |

martedì, 06 febbraio 2007
Azz!

E mo ho scoperto come si fa! Beccatevi questi!











QUESTA EDERLEZI L'HO TROVATA IN RETE. MA CHI HA FATTO L'ANIMAZIONE? BRAVO...






QUA AL LITHOS FESTIVAL: UN ABBRACCIO A CARLO MURATORI E A TUTTI I RAGAZZI DEL FESTIVAL...





QUESTA POI E' GRANDE! GUARDATEVI MARIO INSENGA ( CA PARE NU KOMEINISTA PRIMA ORA) IL GRANDE TOFFOLETTI E IL SOTTOSCRITTO (CHE PRATICAMENTE BEVE SOLAMENTE...) NU CUOFANE D?ANNE FA....


Postato da: mistergo a 01:46 | link | commenti (9) |

Guarda un po, tradotto in inglese...

Questa non la sapevo, girando tra internet sono incappato nel video di "un altra via d'uscita" ma cantato da un giovine e una giovine in inglese!!! 'Ncredibilo...andatelo a vedè...http://video.google.it/videoplay?docid=3391269825236938346&q=%22daniele+sepe%22

Postato da: mistergo a 01:36 | link | commenti (10) |

lunedì, 05 febbraio 2007
Stefano Chiarini

Se ne è andato Stefano Chiarini. Era di certo uno dei migliori giornalisti del manifesto. I suoi servizi dall'Iraq e dalla Palestina li leggeco sempre con vero piacere e attenzione. Una vera perdita per tutti.

Postato da: mistergo a 17:33 | link | commenti (1) |

Un po di video messi da sasà

E visto che io nun so cazzo e linkà sti cazzi di video andate voi su http://sezionethc.forumfree.net/?t=12696405

Postato da: mistergo a 17:30 | link | commenti |

 

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